Monthly Archive gennaio 2020

Rivestimento isolante per legno e ferro: perché farlo e come

Rivestimento isolante per legno e ferro

Molte costruzioni sono realizzate con differenti materiali e per questo è importante sapere come funzionano e perché è importante un rivestimento isolante per legno e ferro. Alcuni vantaggi dell’utilizzo del legno nelle costruzioni sono la resistenza al calore e l’assorbimento acustico – la velocità del suono è infatti più veloce nel legno che in un gas o liquido – mentre gli svantaggi includono il fatto che è un materiale combustibile soggetto a deterioramento biologico. Il legno è comunemente usato nelle costruzioni perché si tratta di un materiale di lunga durata e, a differenza di altri materiali, è possibile costruire una struttura interamente in legno. Il legno inoltre, è spesso combinato con dei dettagli in ferro e, in questi casi, diventa quindi importante pensare ad un rivestimento isolante per legno e ferro.

Fra gli svantaggi del legno, oltre al fatto di essere altamente combustibile perché composto da composti organici, come carbonio e idrogeno, è il suo rischio di deterioramento biologico e causato dall’umidità. Proprio a causa di questo, è importante prevedere un rivestimento isolante per legno e ferro. Se si vive in ??una zona ad alta umidità infatti, l’isolamento sul tetto impedisce alla condensa di accumularsi sul lato inferiore dei pannelli del tetto e gocciolare così verso il basso.

Il vantaggio principale che un rivestimento isolante per legno e ferro rappresenta, non è solamente quello di rendere più vivibile l’ambiente casalingo, ma anche il ridotto consumo di energia. Dal momento che una parte maggiore dell’energia termica viene intrappolata all’interno e non fuoriesce, si potrà riscaldare e raffreddare l’edificio con maggiore efficienza e meno sprechi, il che significa un risparmio notevole sulle bollette.

 

L’importanza di un isolante con applicabilità rapida

Isolamento struttura-isolante con applicabilità rapida

L’isolamento è la prima cosa da fare quando si costruisce un nuovo edificio o quando si ristruttura una casa. Nello specifico, è molto importante scegliere un isolante con applicabilità rapida: una casa scarsamente isolata perde infatti enormi quantità di calore e, oltre a non essere ottimale, è causa della ricezione di bollette molto alte.

L’isolamento, come un isolante con applicabilità rapida, ha sempre un valore R, che definisce la sua resistenza al movimento del calore. La maggior parte degli esperti sceglie l’isolamento nella gamma compresa tra R-22 e R-30 per le pareti e compresa tra R-40 e R-50 nel caso dei soffitti, anche se a volte questi optano per valori ancora più elevati. Inoltre, non c’è da dimenticare l’importanza di un isolamento naturale, che può essere sorprendentemente efficace. Ad esempio, le balle di paglia posate all’interno di una parete possono creare un isolamento equivalente ad un valore R-32.

È importante isolare sia in climi freschi che caldi. L’isolamento trattiene l’aria fresca tanto quanto l’aria calda, quindi l’importanza di un isolante con applicabilità rapida è anche quella di ridurre i costi energetici del raffreddamento estivo nelle regioni ed epoche calde e del riscaldamento invernale nelle regioni ed epoche fredde.

Quando si tratta di capire “quanto isolamento utilizzare per un edificio”, la risposta è che non esiste la possibilità di isolare eccessivamente. Sicuramente esiste un punto il cui rendimento dell’isolamento va a decrescere, cioè il punto in cui l’isolamento che si aggiunge costa molto di più rispetto alla ritenzione di calore aggiuntiva che fornisce. Tuttavia, l’eccessivo isolamento presenta anche alcuni vantaggi. Con il passare del tempo, quasi tutti gli isolamenti di cellulosa e fibra di vetro comunemente usati vedono la loro efficacia – R – diminuire, a mano a mano che l’umidità si deposita e si accumula. Non c’è nulla che si possa fare al riguardo, quindi aggiungere ulteriori strati di isolamento per compensare significa avere sempre una casa adeguatamente termosaldata.

 

Poliurea per vasche e acquedotti: le curiosità sugli acquedotti romani

Acquedotto romano

Durante l’impero romano, non esistevano le tecniche attuali per la costruzione di vasche ed acquedotti di massimo livello, ma queste costruzioni sono comunque rappresentative della capacità costruttiva dei tempi. Lo scopo principale della costruzione degli acquedotti era quello di far defluire l’acqua nelle città; la loro presenza era quindi molto importante per la vita dei romani. L’acqua degli acquedotti veniva infatti utilizzata per rifornire le abitazioni private, le fontane, le latrine ed i bagni pubblici. Inoltre, anche le aziende agricole, per le operazioni di macinazione ed estrazione, dipendevano dalla presenza di acqua negli acquedotti. Vediamo quindi in questo articolo quali sono le curiosità sugli acquedotti romani.

  1. Il primo acquedotto

Nel 312 a.C., il primo acquedotto fu costruito a Roma. Oltre ad avere le funzioni citate precedentemente, questo acquedotto serviva anche per il rifornimento dell’acqua nel frequentato mercato del bestiame in città. La fonte d’acqua per le persone prima della costruzione degli acquedotti proveniva da corsi d’acqua, sorgenti e raccolta dell’acqua piovana.

  1. Il numero di acquedotti

Furono 11 gli acquedotti a Roma nel III secolo d.C. Durante questo periodo, gli acquedotti sono stati in grado di supportare oltre un milione di cittadini. Anche senza l’aiuto di Poliurea per vasche e acquedotti, i romani sono riusciti a mantenere il loro stile di vita stravagante grazie a queste costruzioni.

  1. Una struttura unica e forte

La struttura degli acquedotti è così forte che non c’è da meravigliarsi se alcuni di essi sono ancora utilizzati al giorno d’oggi. Per chi fosse interessato, Vitruvio ha pubblicato nel I secolo a.C. la sua opera De Architectura, in cui vengono spiegati i metodi di costruzione e rilevamento degli acquedotti.

Fortunatamente, nel mercato è ora presente Poliurea Italia per vasche e acquedotti, per una costruzione di ottima qualità.

 

Combattere il freddo con le coperture resistenti a -40°

Tubi ghiacciati-coperture resistenti a -40°

Tubi congelati o che scoppiano, stanze piene di spifferi e bollette per il riscaldamento elevatissime… queste sono le principali preoccupazioni per le persone che vivono e lavorano in zone climatiche fredde. Dalle fondamenta al tetto di un edificio, vari materiali da costruzione sono stati progettati per prevenire o ridurre questi problemi, fra cui anche coperture resistenti a -40°. Nel tentativo di combattere meglio tutti i problemi causati dal freddo, i ricercatori studiano costantemente materiali da costruzione innovativi per questo scopo.

Durante le condizioni climatiche estremamente fredde, le fondamenta di un edificio possono essere una delle cause primarie di perdita di calore. Il buon drenaggio e l’impermeabilizzazione delle fondamenta con coperture resistenti a -40° sono quindi delle componenti cruciali che possono prevenire i problemi del freddo. Se l’umidità superficiale non viene gestita correttamente dall’inizio, con il tempo può trasformarsi in un vero e proprio problema – anche molto costoso. L’umidità superficiale può derivare da fonti esterne, come pioggia, aria umida o falde acquifere o fonti interne, come umidificatori, lavatrici o asciugatrici non ventilate.

Le temperature del terreno sono invariabilmente più fredde rispetto a quelle interne durante la stagione fredda, quindi ci sarà un certo grado di perdita di calore. La quantità di perdita di calore dipende dalla temperatura esterna, dalla temperatura del suolo e dalla quantità e qualità dell’isolamento in atto. Con coperture resistenti a -40° diventa quindi molto difficile che avvenga una perdita di calore.

Per determinare quale materiale e copertura isolante è più appropriata per il tuo specifico progetto edilizio, è importante chiedere informazioni ad un’impresa del settore esperta. Poliurea Italia può quindi essere la risposta alle tue domande, non esitare a contattarci.

 

La differenza tra una barriera all’umidità e un isolamento impermeabile al vapore

Isolamento spruzzo sul blog di Poliureaitalia.it

Il gergo dell’edilizia può spesso lasciare le persone alquanto confuse su ristrutturazioni domestiche e aziendali. Le barriere all’umidità e al vapore fanno parte di questo linguaggio specifico e, per chi non è uno specialista, possono essere causa di dubbi e domande.

In realtà, questi due termini si riferiscono essenzialmente alla stessa cosa. Le barriere contro l’umidità ed un isolamento impermeabile al vapore, o barriera al vapore, sono entrambi materiali da costruzione progettati per impedire all’acqua di superare una determinata barriera. Un isolamento impermeabile al vapore è, normalmente, la terminologia più comunemente utilizzata.

Un termine che ha invece un significato distinto, ma simile, è la barriera d’aria. Le barriere d’aria sono sempre necessarie, mentre un isolamento impermeabile al vapore non sempre è sufficiente da solo. Le barriere d’aria, come l’isolamento, controllano il movimento dell’aria carica di umidità, non arrestando completamente la presenza di umidità ma permettendo la sua dispersione. Questi strati sono realizzati con molti materiali diversi e forniscono una sacca d’aria che permette di controllare il movimento dell’energia termica in entrata e in uscita da un edificio. Le barriere d’aria vengono spesso utilizzate insieme ad un isolamento impermeabile al vapore per aumentare l’efficienza energetica e la vita complessiva di un edificio.

Un isolamento impermeabile al vapore si può trovare in un’ampia gamma di materiali e applicazioni. L’isolamento in schiuma rigida funge da barriera al vapore relativamente efficace. La plastica in polietilene è comunemente usata, mentre le vernici appositamente progettate per questo scopo sono spesso applicate ai mattoni e forniscono una barriera al vapore versatile. Un isolamento impermeabile al vapore, in generale, è raccomandato per motivi diversi in circostanze diverse. Le barriere al vapore vengono applicate, per esempio, alle pareti interne in climi prevalentemente freddi, mentre si applicano ai pozzi esterni in climi prevalentemente caldi. Per valutare il tipo di barriera ideale, è chiaramente sempre necessario rivolgersi ad uno specialista.